23 Aprile – Periferie urbane

NB: TUTTE LE CONFERENZE AVRANNO LUOGO NELLA SEDE UNIVERSITARIA DI VIA ZAMBONI 38

Andrea Staid
Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in occidente
Quando abbiamo smesso di costruirci le nostre case? Sappiamo molto dell’abitare informale, illegale, marginale del mondo occidentale? Andrea Staid è docente di antropologia culturale e di teoria e metodo dei mass media presso la NABA, dopo aver viaggiato per anni nel sud-est asiatico, aver osservato i modi dell’abitare in oriente, ha deciso di mettersi su un campo di ricerca occidentale. Tenteremo con lui di decostruire le certezze sull’abitare del così detto primo mondo. E avremo modo di presentare il suo ultimo libro: “Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in occidente”
Ore 10 – Aula 3

Giovanni Semi
Gentrification: quando speculazione e turismo glamour vengono chiamati riqualificazione
Il quartiere eclettico, dinamico e vivace, cuore della movida notturna e centro di mercati all’aperto itineranti è diventato meta turistica glamour e parte integrante della cultura urbana. Ma questa effervescenza è spesso frutto di una riqualificazione che consiste nel risanamento di aree popolari, con ampi interventi di speculazione immobiliare e con l’espulsione degli abitanti originari, a favore di classi più agiate, chiamate gentry. Da cui il nome del processo, gentrification, ai nostri giorni sempre più frequente e ben esemplificato nella nascita del grande parco tematico: Disneyland.
Ore 12 – Aula 5

Maurizio Bergamaschi
La città contesa
La dimensione dello spazio pubblico contiene la caratteristica più distintiva dell’urbanità oggi: l’eterogeneità come combinazione di differenza e indifferenza. In questa direzione si muove la ricerca dall’approccio prevalentemente etnografico del volume “Città contesa.Popolazioni urbane e spazio pubblico tra coesistenza e conflitto” attraverso lo studio di due luoghi simbolo della città di Bologna. Il primo, Piazza Verdi, emblema della contestazione studentesca negli anni ’70, è oggi un fulcro della movida bolognese e centro di molte dinamiche conflittuali di “vicinato”. Il secondo, Sala Borsa, è uno spazio pubblico atipico, una “biblioteca non biblioteca” che si configura come una Piazza Coperta in cui le differenze sembrano riuscire a coesistere pacificamente. Qual è quindi il senso dello spazio pubblico? Maurizio Bergamaschi ce ne parlerà nel suo intervento.
Ore 12 – Aula 6

Ferdinando Fava
Sette anni allo Zen di Palermo, antropologia di un ghetto
Qual è la vita quotidiana tra le case popolari e le strade dell’immenso quartiere di Palermo, consegnato dai media e da presunti esperti del disagio sociale come un “inferno”, una “non-città” e simbolo del degrado comune a molti sobborghi europei? E’ possibile oltrepassare le frontiere fisiche e simboliche che hanno creato questa enclave sociale? Districandosi fra le maglie dell’esclusione che la costruiscono e adottando un approccio “da dentro e dal basso” e aperto all’ascolto l’antropologo Ferdinando Fava offre una prospettiva diversa che vede i residenti in un costante sforzo di dominare la propria vita e che oltrepassa i comuni stereotipi.
Ore 14 – Aula 3

Federico Bonadonna
La cognizione del potere

Il protagonista de La cognizione del potere è il capo della squadra mobile Bruno Colacchi. Colacchi segue un caso di un omicidio quando il sindaco di Roma subisce un attentato durante la convention del nascente Partito Riformista ed entra in coma. Il poliziotto è chiamato a coordinare le indagini che lo spingeranno tra i campi Rom della Capitale dove scoprirà il filo rosso di un sistema di corruzione politica che collega la sinistra romana con l’estrema destra. In controluce si leggono i protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale, anche se il romanzo è stato scritto cinque anni prima. Questo noir, anzi questo non-noir come l’ha definito Ugo Gregoretti, è un pretesto per parlare di un grande scandalo della politica italiana, ma soprattutto per evidenziare i meccanismi di potere che regolamentano la vita pubblica in ogni suo ambito, persino in quello dell’accoglienza per senza tetto, rom, immigrati.
Ore 16 – Aula 5

Marco Aime
La globalizzazione dell’indifferenza
Un atteggiamento di indifferenza e di sospetto, fino ad una violenta presa di distanza, verso chiunque è percepito come straniero permea profondamente la nostra epoca. Così l’Italia dimentica il suo stesso passato di migrazione e tende ad identificare nei profughi degli “invasori” arrivati ad impoverire, se non depredare la propria terra. Da ciò nascono, secondo Marco Aime, i casi più tragici di immigrazione “senza sponda”. Tuttavia ricordando le nostre radici possiamo imparare ad accogliere umanamente, senza cadere in quella che papa Francesco ha chiamato “globalizzazione dell’indifferenza”.
Ore 18 – Aula 3